Viversi dentro per esserci fuori

Psicologa-psicoterapeuta

Rimini
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IL RUOLO PATERNO

12.02.2016 14:22

IL RUOLO PATERNO OGGI

Cari e insostituibili papà , sono cambiate molte cose negli ultimi decenni rispetto al vostro essere padri.

Spesso succede che i giovani padri abbiano quei timori e quelle aspettative che un tempo erano solo prerogativa della donna.

Finalmente siamo passati dal definire i padri attivi nella vita dei lori figli come surrogati materni “i mammi”, a delineare un ruolo ben preciso basato sulle competenze pratiche ed emotive che sono proprie sia del genere maschile, sia dell’individualità di ognuno.

Il “fare “ scimmiottato dalla donna portava ad un allontanamento precoce del padre che una volta dimostrata la sua utilità  poteva allontanarsi dalla relazione con il figlio, non trovando un piacevole stare con , ma sentendosi strumento di lavoro e sostituto materno (quasi al pari della baby–sitter).

I papà , oggi si stanno dando la possibilità di dare libero sfogo all’istinto paterno, di amare e accudire i figli con naturalezza e godendone a pieno.

Durante i primi mesi di vita del bambino dove è presente una simbiosi fisiologica con la madre, spesso oggetto di “invidia “e/o paura di esclusione da parte del padre, l’uomo nella coppia ha l’importante ruolo di accudire in senso emotivo la madre che assorbita dal soddisfare i  bisogni primari del figlio non può occuparsi dei suoi.

Andando avanti in questo periodo la mamma è fonte delle prime frustrazioni che il bambino subisce e la figura del padre ha la funzione consolatoria e di altro adulto competente e protettivo a cui affidarsi.

La figura paterna sempre più affettiva, ha oggi perso quell’aspetto di autorità che era propria del padre –padrone. Purtroppo spesso non è stata sostituita dall’autorevolezza e dall’assertività che sono così importanti per la crescita sana dei bambini.

Quest’ultimi hanno bisogno di avere un punto fermo di riferimento (la base sicura di Bowlby), il punto di partenza da cui andare e tornare per una scoperta della propria individualità e del mondo.

Capisco la difficoltà incontrata dai giovani padri che non hanno un esempio a cui fare riferimento, un esempio di questo nuovo modo di essere padri.  Esistono però  dei frangenti nella  memoria storica che recuperati,  evitando coazioni di tipo speculare o compensativo (dove per speculare intendo il fare il contrario di quello che ci hanno fatto, e dove per compensativo intendo il cercare di dare unicamente ciò che non si è ricevuto), possono creare nuove connessioni e d essere un buon punto di riferimento.

Oggi se un padre non gioca con i suoi figli ,non è un buon padre, e a volte questo può essere per la persona un punto di seria difficoltà, perché il non riuscire a farlo diventa la cartina tornasole dell’adeguatezza del proprio ruolo….non bisogna passare dall’imitazione della madre a quella dei padri nei film americani che giocano in giardino con i figli.

Soprattutto quando sono più grandi è importante condividere con i  figli un “fare” che poi si trasformerà in un “sentire condiviso”, ma deve essere un gioco piacevole per tutti. Quindi papà condividete quello che vi piace con i vostri figli interessatevi a quello che fanno loro e  rispettateli e rispettatevi se quello che piace all’altro a voi non piace…troverete qualcos’altro da condividere…in fondo è vostro figlio/a.

Oggi ci sono molti padri competenti sul fare e sul sentire, padri che occupano a pieno il 50% della coppia genitoriale.  Questo è un grande passo evolutivo, con le sue difficoltà, ma comunque un passo avanti.

QUANDO IL PADRE NON C’E’

E poi succede anche che….il padre non c’è.

Dice Starace: “quando un bambino cresce senza portare dentro un’immagine – un’imago -  significativa del proprio padre, è allora che si realizza una vera e propria assenza”( cfr. Padri dei nostri tempi)

La Argentieri dice che “paradossalmente , per esempio  un ragazzo orfano di padre , ma allevato da una madre che ne ha conservato il posto e il ruolo avrà meno difficoltà ad assumere un’identificazione maschile, rispetto ad un padre fisicamente presente , ma che è stato escluso e che si è lasciato escludere dalla moglie (cfr. il padre materno.)

Ne consegue che il ruolo genitoriale, è frutto sia dell’individualità della persona, sia della relazione che instaura con il figlio/a, sia della relazione presente, passata che le due figure genitoriali hanno instaurato.

Potrei scrivere un trattato (e qualcuno lo ha fatto ) sulle conseguenze di un’assenza paterna fisica o emotiva che possa essere .

Permane come sempre il principio che siamo individui diversi e che ognuno di noi affronta le cose in modo da trarne disagio o risorsa.

La figura paterna può essere sostituita nel corso della vita da un insegnante, uno zio, un amico di famiglia…non è la stessa cosa certo ma può essere abbastanza da consentire al bambino di costruire dentro di se’ una figura genitoriale paterna sana da consentirgli una crescita serena.

Come precedentemente descritto il principale compito del ruolo paterno è quello di fornire appagamento al bisogno di sicurezza, e al bisogno di identificazione maschile o di differenziazione femminile.

Ne consegue che gli adulti che hanno avuto un padre assente possano avere difficoltà con le autorità (dal capoufficio ai carabinieri…), possano ricercare in un partner quello che gli è mancato (come in ogni coppia che si rispetti!), possano sviluppare disturbi d’ansia legati all’assenza di sicurezze, o mancata autostima o difficoltà nel riconoscimento dei propri bisogni.

Se sono presenti nella vostra vita queste cose o se siete genitori preoccupati…chiedete aiuto ….non aspettate che le cose diventino sempre più limitanti nella vostra preziosa esistenza.